[ImgCenter:marrakech-elbahia.jpg|L’interno del Palazzo El Bahia, simbolo dell’architettura marocchina a Marrakech]
Siamo partiti il 9 marzo 2026 alla scoperta del Marocco. Non era un viaggio desiderato da tempo. Era nella mia lista dei ‘paesi da visitare’, ma non ne avevo mai sentito l’esigenza immediata. Finivo sempre per dare priorità ad altro. Fino a pochi giorni prima infatti, la nostra meta sarebbe dovuta essere lo Sri Lanka.
Forse però, qualcosa di diverso era già scritto. Un volo cancellato ad un passo dalla partenza ci ha spinti a ricercare una destinazione alternativa. Le ferie erano già programmate ed io, al solo pensiero di non poter staccare nemmeno per un po’ da una routine che mi stava lentamente spegnendo, ero già a corto di fiato.
Cosa stavamo cercando? Una meta economica, possibilmente più calda rispetto all’Italia, nella quale non fossimo già stati, ma soprattutto con voli disponibili e non a rischio cancellazione.
Conclusione? Benvenuti in Marocco… in pieno Ramadan!
Se ti interessa scoprire il nostro itinerario e conoscere tutto quello che c’è da sapere prima di partire, dai un’occhiata alla nostra guida Marocco on the road: itinerario di 11 giorni dalle città imperiali fino alle montagne dell’Atlante!
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Marrakech: caos e overtourism - Giorno 1 e 2
La prima impressione con questo paese è arrivata como una doccia fredda proprio da Marrakech. E non è stata buona, sarò sincera!
Catapultati in pieno centro, nella piazza di Jemaa el-Fna, circondati da centinaia di turisti europei, animali incatenati messi in bella mostra solo per il gusto di fare foto, ristoranti con prezzi più alti della norma, mercanti urlanti che cercavano di venderti la qualunque. Una donna con la scusa di scambiare due parole mi ha afferrato all’improvviso la mano ed ha iniziato a disegnare dei ghirigori con quello che spacciava per henné, per poi cercare di spillarmi una cifra assurda pari a 20/30€.
Ai loro occhi probabilmente sembriamo bancomat dotati di gambe e braccia. Per loro un qualsiasi turista equivale al cugino stretto del sultano del Brunei, a quanto pare.
[ImgLeft:medina-marrakech.jpeg|Tra le vie del souk a Marrakech]
La stanza che avevamo prenotato era proprio lì, in pieno centro. Non sapendo bene cosa aspettarci da questo nuovo paese ci era sembrata la scelta migliore, almeno per avere un po’ di tranquillità i primi due giorni, senza dover correre chissà dove. Non siamo viaggiatori di lusso, se è questo che state cercando siete capitati nel blog sbagliato. Anzi, puntiamo sempre al risparmio proprio per concederci più mete possibili, ma con questa mentalità la bettola è quasi assicurata. Ed è stato proprio questo il caso. Camera doppia di 4mq senza finestre con bagno in comune, ma non scendiamo troppo nei dettagli!
Dopo aver lasciato gli zaini, ci siamo fiondati a mangiare qualcosa di locale. Con appena €2.30 in totale abbiamo cenato con due panini street food niente male. Carne macinata speziata, pomodoro, cipolla e harissa, una salsa piccante che mettono praticamente su tutto. Abbiamo passeggiato per le vie del centro e nel souk, cercando di sfuggire ai venditori assillanti. E camminando più del dovuto ci siamo letteralmente persi. Il nostro hotel aveva lo stesso identico nome di un’erboristeria situata a 45 minuti a piedi, dal lato opposto della città, ma solitamente queste sviste sono parte integrante dei nostri viaggi, tutto regolare!
Tornare distrutti per cercare di prendere sonno il prima possibile poteva essere una buona idea ma, quella notte, abbiamo imparato la prima lezione sul Ramadan e su come viene vissuto dalla maggior parte dei musulmani. Dopo l’Iftar, il pasto serale che spezza il digiuno, la città ha ripreso vita e le persone, dopo un’intera giornata di riposo, sono tornate a popolare le strade. Sembra quasi una festa. Locali colmi di gente, bambini che giocano per le strade. Noi come “plus” abbiamo anche potuto godere del rumore di un motorino acceso all’interno dell’hotel, trovandolo infatti parcheggiato proprio appena fuori dalla nostra porta l’indomani. Traduzione: non aspettatevi notti silenziose.
La mattina seguente, ancora un po’ provati, abbiamo optato per un’altra colazione street food provando il nostro primo msemen da un ambulante. E’ una specie di pancake/frittella che può essere in versione dolce o salata, io l’ho presa al miele e Mirco alle verdure. È diventato all’istante il nostro spuntino ufficiale quando la fame ci assaliva e non volevamo spendere troppo.
[ImgRight:panino-marrakech.jpg|Lo street food di Marrakech]
[ImgRight:msmen-marrakech.jpg|Il nostro primo msemen preparato al momento da un venditore ambulante]
Per ripararci dalla pioggia, che stava iniziando a cadere insistente, abbiamo deciso di visitare il Palazzo El Bahia, uno dei simboli dell’architettura marocchina, ricco di opere d’arte. Peccato che i suoi famosi giardini fossero completamente in ristrutturazione. Pagare 10€ a persona per ammirare qualche bel mosaico e godere di lavori in corso che culminano con la vista delle gru sullo sfondo… onestamente non lo consiglio.
Nel frattempo il cielo si è riaperto e abbiamo approfittato per passeggiare qua e là, senza una destinazione, arrivando ai giardini della Moschea Koutoubia in attesa del tramonto. Abbiamo cenato in un locale poco fuori dal centro, gustando un’ottima tajine di pollo, spiedini di carne speziati, riso con verdure, insalata marocchina, tè alla menta e yogurt a fine pasto. Ad un onestissimo prezzo di 18€ in due.
Ma, nonostante il buon cibo, il centro città non faceva per noi. Volevamo un Marocco più autentico e meno costruito. Così, noleggiata la macchina, la mattina seguente, siamo partiti.
Il noleggio auto è stato semplice e veloce, il che non è mai scontato. Per di più con un’ottima tariffa nonostante l’avessimo prenotata la sera prima.
Anche la periferia è parecchio incasinata. Motorini che sbucano da tutte le parti, automobilisti che se ne fregano, manovre illegali, il tutto a suon di clacson e sotto gli occhi della polizia locale, che ti accorgerai di trovare quasi ogni incrocio delle grandi città. Ma questo non influisce minimamente nel far rispettare le regole o a mantenere l’ordine.
Dopo qualche chilometro su una strada extraurbana però, ci siamo resi conto di quanta natura meravigliosa ci sia al di fuori delle città. Immensi prati di un verde brillante e migliaia di fiori colorati fanno da sfondo al nostro viaggio. Un’immagine che mai ci saremmo aspettati, pensando erroneamente al Marocco come un paese arido e dalla scarsa vegetazione.
All’improvviso la strada si è fatta più libera, la guida più fluida e gli altri veicoli meno imprevedibili. Finalmente ci siamo potuti rilassare per poter ammirare i paesaggi fuori dal finestrino.
Direzione: Casablanca.
Una Casablanca poco convincente - Giorno 3
Lungo la strada ci siamo concessi un pit-stop a Settat piombando nel souk locale. Una cittadina rurale per nulla turistica: se vi fermate qui, preparatevi ad avere tutti gli occhi puntati addosso. In alcune zone ho notato che non è particolarmente apprezzata la macchina fotografica, nonostante fossi attenta ad evitare le persone. Cerchiamo qualche venditore ambulante per stuzzicare qualcosa ma con scarsi risultati, quindi ci rimettiamo in moto.
Palazzoni che sfiorano il cielo e catene di negozi dei brand occidentali dominano la zona centrale di Casablanca con turisti ad ogni angolo. Il traffico si fa sempre più prepotente e capire dove poter lasciare la macchina in sicurezza è difficile.
Perché visitarla quindi? Per la maestosa Moschea di Hassan II, la più grande del paese, che si affaccia direttamente sull’oceano e questo la rende particolarmente affascinante.
Consiglio: In generale l’ingresso all’interno delle moschee in Marocco è vietato ai non musulmani, ma non qui. Infatti è possibile visitare la Moschea ma solo con un tour guidato. Altrimenti puoi scegliere come noi di ammirarla dall’esterno, la mattina presto e con pochissima gente intorno, ne vale comunque la pena!
[ImgLeft:moschea-casablanca.jpg|La maestosa Moschea di Hassan II]
Siamo poi andati alla ricerca del nostro appartamento che, a primo impatto, ci è sembrato grande, carino e nuovo, niente a che vedere con la bettola delle sere precedenti! Ci siamo accorti, solo più tardi, dell’infestazione di piccole blatte, che per fortuna ci hanno risparmiati durante la notte! La zona almeno era tranquilla.
Anche qui, zero sapone e zero asciugamani. Avere un semplicissimo e umile set per il bagno non è scontato e spesso va richiesto. O almeno nei posti low cost in cui abbiamo soggiornato noi. Figuriamoci il phon! E così, dopo il terzo giorno in cui non mi lavavo i capelli, ho ceduto, decidendo di investire in questo acquisto pazzo non previsto per il bene della mia cervicale. Spoiler: si è rivelato a fine viaggio un’ottima decisione, visto che in nessuna struttura era presente, nemmeno chiedendolo a qualche proprietario in prestito.
Quindi abbiamo passato la serata a curiosare all’interno di un enorme supermercato che vendeva un po’ di tutto, tra i prodotti locali e non. Come in molti paesi del mondo, anche in Marocco vanno per la maggiore i mega-pack di qualsiasi cosa, dalle bibite alla carta igienica formato famiglia di 10 persone.
La mattina seguente dopo una colazione made by Carrefour ci siamo concessi un breve giro nel souk. Anche a Casablanca abbiamo avuto l’impressione che le persone non fossero particolarmente aperte verso gli stranieri, se non per guadagnare qualche soldo extra. I ‘parcheggiatori improvvisati’ ad esempio sono i numeri uno! Un signore a lato strada ha fatto finta di aiutarci nella manovra per poi chiederci dei soldi. Un altro ancora, sentendo che eravamo italiani, ci ha praticamente spinti all’interno di un negozio per convincerci ad acquistare qualcosa. Ci abbiamo comunque fatto un giro, perché sembrava molto particolare in realtà.
Trattava oggetti di vario tipo come argenteria, tappeti, ceramiche, che abbiamo scoperto essere tutti manufatti provenienti dai popoli Berberi. Questi popoli hanno origini antichissime e vivono ancora nelle zone più rurali delle montagne e del deserto. Si discostano dalla maggioranza del popolo arabo per storia, cultura e lingua. Hanno pochissimi contatti con il turismo e uno dei pochi modi per poter guadagnare qualcosa è collaborando con i venditori nelle città principali. Il mercante ci ha spiegato che l’arte berbera è ormai conosciuta e apprezzata ovunque ma, visto l’aumento dei viaggiatori ‘zaino in spalla’, i commercianti hanno dovuto evolversi: oggi infatti gestiscono anche loro spedizioni internazionali per chi non può trasportare oggetti ingombranti, pur di riuscire a vendere qualcosa.
Finiamo il giro all’interno del mercato, ma anche Casablanca non ci ha convinti a restare, così proseguiamo il viaggio, questa volta verso Rabat.
[ImgCenter:casablanca-medina.jpg|La medina di Casablanca]
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Rabat e il nostro primo Iftar - Giorno 4 e 5
Nonostante sia la capitale, si è rivelata una città meno turistica e decisamente più accogliente rispetto alle tappe precedenti. La pressione dei venditori assillanti ha lasciato il posto a persone più discrete. C’è sicuramente curiosità nei nostri confronti, ma gli sguardi sono meno duri e i toni più gentili. Da un primo veloce sguardo, abbiamo capito subito che il viaggio qui avrebbe cambiato ritmo, diventando più lento e a misura d’uomo.
Un po’ stanchi dal tragitto abbiamo cenato in un piccolo locale poco distante dal nostro hotel. Il signore dopo averci fatto accomodare e averci accennato che molte cose erano terminate, ha chiesto cosa volessimo bere, iniziando poi a portarci da mangiare. Uova sode, datteri, pane, due tajine di pollo eccezionali, l’immancabile tè alla menta e un caffè latte. Una cena da 8€ a testa che, personalmente, mi ha più che soddisfatta!
Nota: Durante il Ramadan, in molti ristoranti frequentati dai locali non c’è il menù alla carta. Per spezzare il digiuno si può mangiare solo quello che mangiano loro, aggiungendo giusto un paio di opzioni. Inoltre nelle zone meno turistiche troverai molti locali chiusi che apriranno solo dopo aver consumato il loro pasto. O, al contrario, altri potrebbero essere aperti ma non prendere più ordinazioni dopo le 20, avendo terminato il cibo disponibile.
[ImgRight:rabat-kasbah.jpg|Le mura storiche della suggestiva Kasbah des Oudayas a Rabat]
Abbiamo soggiornato in un hotel molto carino, pulito e tranquillo, nonostante il basso prezzo. La mattina seguente era persino inclusa una bella colazione a buffet. Che fortuna! Reperire qualcosa da mangiare durante il giorno diventa un lavoro. Spesso l’unico modo per i non musulmani di fare colazione è andare al supermercato e non sono venuta in Marocco con l’idea di mangiare yogurt, banane e biscotti. Subentrava inoltre un’ulteriore difficoltà: dove mangi? Farlo per strada davanti a tutti è ritenuto poco rispettoso, così come bere della semplice acqua. Noi abbiamo sempre cercato vie secondarie o sfruttato la macchina. Se si visita un paese è giusto rispettarne le usanze, anche se non le condividiamo del tutto. E’ strano però, come ci si senta quasi un fuorilegge nel fare una cosa così semplice e scontata.
Ad ogni modo, Rabat, con la sua genuinità e semplicità, ci ha convinti a restare un giorno in più. Abbiamo scoperto le vie della medina, passeggiato intorno alla Kasbah des Oudayas e cercato di visitare il Palazzo Reale, ma con scarsi risultati.
Nota: L’accesso consentito è alla sola corte esterna, il resto del palazzo non è visitabile in quanto residenza ufficiale del sovrano. Inoltre è possibile farlo solo accompagnati con una guida, prenotando la visita almeno un giorno prima.
[ImgLeft:rabat-parc-hassan.jpg|Il meraviglioso Parc Hassan II a Rabat]
Quindi camminando ancora un po’ siamo finiti nel meraviglioso Parc Hassan II. E’ incredibile quanta cura nei dettagli e pulizia ci sia per le zone verdi. Questa cosa ogni volta ci sorprende. Un giardino stupendo e tranquillo, perfetto per rilassarsi all’ombra di una palma.
Un altro giardino più piccolo ma ben curato è il Jardin Nouzhat Hassan, scoperto sempre per caso, alla ricerca di un posto tranquillo dove mangiare un dolcetto alla frutta che abbiamo acquistato da un rivenditore nella zona di Bab El Had.
In attesa del tramonto ci siamo spinti più in periferia, diventando ben presto gli unici stranieri in giro e ci siamo trovati davanti ad una situazione davvero insolita.
Distese di tavoli ai lati della strada e tantissime persone già sedute, in attesa della preghiera per poi cenare tutte insieme. Siamo entrati in un locale a caso, che dall’esterno ispirava meno di zero, e, senza chiedere nulla, hanno iniziato a imbandire anche la nostra tavola. Erano le 18:45. Eravamo lì, in mezzo a sole persone del posto, ad attendere la preghiera.
Poi, d’un tratto, ecco riecheggiare il canto. Ed il vociferare delle persone è diventato di colpo silenzio. Abbiamo iniziato a mangiare. Il signore a fianco a noi si è fiondato sui datteri, l’uovo sodo, e poi la harira, una zuppa tradizionale di legumi e cipolle, spaziale! Un altro gentile vicino di tavolo, che cenava da solo, ci ha offerto del pesce fritto che si era portato da casa. Abbiamo notato che nelle zone meno turistiche non è raro che portino pietanze extra da aggiungere a quelle del locale. Cena da €2.50 a testa, l’atmosfera invece, non ha prezzo! Erano proprio queste le esperienze che stavamo cercando.
[ImgRight:medina-rabat.jpeg|Tra i vicoli di Rabat]
Poco dopo, nello stesso quartiere, abbiamo visto bloccare una strada principale e farla diventare una moschea a cielo aperto.
Una mezz’oretta circa per srotolare enormi tappeti da posizionare lungo tutta la strada. Centinaia di persone si sono poi riversate in strada occupando ogni centimetro. Adulti, ragazzi e bambini, l’uno a fianco all’altro, a pregare.
Ho guardato quella rotonda bloccata, i motorini spenti, le serrande abbassate, e ho pensato. Alla nostra cultura del fare, dell’andare sempre di corsa. Cresciuti a suon di ‘il tempo è denaro’ e ‘chi si ferma è perduto’. Cosa succederebbe da noi se bloccassero una strada principale nell’ora di punta per un momento di condivisione collettiva, che sia spirituale, sociale o culturale? Una risposta mi è venuta in mente, ma non voglio darle retta.
Siamo così bravi a sollevare muri di pregiudizi verso ciò che non capiamo. A metterne a fuoco solo le ombre, senza chiederci quanta luce si nasconda appena un passo più in là. E finiamo per giudicare mondi distanti con la stessa fretta con cui viviamo. Come chi non è più in grado di dare il giusto valore al proprio tempo.
C’è una bellezza disarmante, quasi sacra, in un popolo che si riappropria del tempo e decide che il mondo intero, per un istante, può anche aspettare.
Il viaggio però deve continuare.
Lasciamo la quiete della capitale per andare a perderci nei labirinti di Fes.
E se pensavamo di aver capito qualcosa del Marocco, stavamo per scoprire di non aver capito ancora nulla…