[ImgCenter:piazza-meknes.jpg|La vivace piazza El Hedim e sullo sfondo Bab Mansour, Meknes]
È insolito che io non mi trovi bene durante un viaggio. È una sensazione che ho sperimentato raramente, quasi sempre però, in mete travolte dal turismo di massa.
Perché è duro ammetterlo ma, alla fine, a fare un luogo sono sempre le persone. Per quanto un panorama possa togliere il fiato o il cibo essere indimenticabile, la vera piega di un’esperienza la decide l’incontro con chi quel posto lo vive ogni giorno. Ci sono sguardi duri che nascondono timidezza e volti apparentemente arrabbiati che in realtà sono solo curiosi.
Ma cosa fai quando, nonostante tutto il tuo impegno nel mantenere una mentalità aperta, senti che qualcosa si rompe? Cosa fai quando chi hai di fronte sembra remarti contro e ogni minimo contatto rischia di accendere una miccia pronta a esplodere?
Che poi, cosa significa avere una ‘mentalità aperta’? Mi chiedo se in fondo non sia solo un abito comodo da indossare quando il mondo ci sorride. Forse però, basta un imprevisto, un rifiuto o un ritmo che non ci appartiene per scalfirci, rivelandoci per quello che siamo: vulnerabili, stanchi e improvvisamente meno disposti a comprendere.
Ed è lì che il viaggio ti presenta il conto. Ti costringe a porti domande scomode e a mettere in dubbio princìpi che, senza accorgertene, avevi messo in valigia.
Accetterai di essere tu l’estraneo questa volta? Di sentirti inadeguato, impotente, incompreso?
Benvenuti a Fes, la città che ha fatto vacillare gran parte delle mie certezze.
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Meknes, la città imperiale sottovalutata - Giorno 6
Ci siamo lasciati a Rabat, se non hai letto la prima parte del nostro viaggio in Marocco la trovi qui.
Siamo ripartiti, prevedendo una sosta per spezzare il tragitto che ci avrebbe condotti a Fes.
[ImgLeft:mercato-meknes.jpg|L’affascinante caos nel cuore della medina di Meknes]
Dopo circa 1 ora e 40 di guida su strade circondate dal verde, siamo giunti alla prima tappa della giornata: Meknes, la più recente tra le città imperiali.
Era da poco passata l’ora di pranzo e siamo finiti direttamente all’interno della vecchia medina. Il contrasto tra la parte antica e più povera e la città nuova è stato evidente.
Il sottofondo che ci ha accompagnato all’interno del mercato locale è proprio quello che ti aspetti: il mix perfetto tra il vociferare della gente ed il rumore dei motorini. I venditori ambulanti erano ad ogni angolo. Chi con una bancarella arrangiata sulla sua ape, chi l’aveva attaccata al motorino. Altri avevano il proprio carretto da spingere a mano o trainato dall’asinello. Altri ancora hanno sparpagliato la propria merce direttamente sulla strada. Venditori di frutta, verdura, abbigliamento e cianfrusaglie varie. Forse c’era anche chi vendeva le proprie cose o persino quelle trovate in giro, dimenticate dalla gente.
Nulla a che vedere con i mercati turistici, fatti di negozi e bancarelle della solita merce contraffatta.
Una signora ci ha venduto msemen profumatissimi a 20 centesimi, una cifra così ridicola da domandarci se gli bastassero per rientrare almeno dei costi per gli ingredienti.
Molti ci osservavano curiosi, non erano abituati ai turisti in quella zona probabilmente, ma nonostante tutto l’atmosfera era distesa e tranquilla.
Poco distante siamo giunti alla piazza principale El Hedim, che pullulava del turismo più commerciale, tra cavalli agghindati lasciati sotto al sole per i selfie e la calca della gente davanti a Bab Mansour. Autobus turistici e taxi si davano il cambio per far salire e scendere le persone, bloccando il traffico proprio di fronte alla famosa porta.
Scambiate due parole con un signore del posto, ci ha raccontato che a Meknes vivono parecchi italiani. Sia pensionati che studenti in Erasmus. Probabilmente una città più accessibile, anche per i costi che ci sono sembrati molto più contenuti rispetto ad altre, per il poco che abbiamo visto.
[ImgCenter:bab-mansour.jpg|Davanti alla stupenda Bab Mansour, Meknes]
Il nostro riad per la sera era già prenotato, si stava avvicinando l’ora del tramonto e siamo ripartiti. Peccato non aver avuto più tempo per viverla o visitare la zona circostante.
Usciti dal traffico della città abbiamo imboccato una strada extraurbana che ci ha portati dritti a Fes.
In mezzo al labirinto di Fes - Giorno 6 e 7
Arrivati in città poco prima del tramonto, ci siamo accorti ben presto di aver prenotato una stanza proprio nel cuore della vecchia medina. Abbiamo superato un gruppetto di persone nel bel mezzo di un litigio. Ad un tratto è stato impossibile proseguire, perchè la parte fortificata è completamente inaccessibile in auto, quindi abbiamo proseguito a piedi, con la promessa di tornare a spostare la macchina più tardi.
Consiglio: Nonostante ci siano regolari parcheggi, la maggior parte delle zone diventano mercati a cielo aperto. Il rischio è di ritrovarvi l’auto murata dalle bancarelle fino a tarda sera. Meglio lasciarla appena fuori dalle mura, in prossimità delle porte di accesso alla città vecchia.
[ImgRight:te-menta.jpg|Tè alla menta e biscotti per la nostra prima cena a Fes, seduti ad un Cafè in mezzo alla gente del posto]
Vicoli strettissimi, illuminazione scarsa e un silenzio surreale. In giro non c’era quasi nessuno. Definirei l’atmosfera un po’ tetra. Le poche persone ci osservavano con attenzione, gli sguardi erano pesanti, quasi difficili da sostenere. Ho avuto subito la sensazione che questa città sarebbe stata mentalmente più impegnativa. Personalmente non mi sono sentita molto tranquilla, che sia l’avanzare dell’età a rendermi più ansiosa?
Dulcis in fundo, il nostro riad era complicato da trovare, le indicazioni sul navigatore non erano corrette, ma per fortuna ci siamo accorti poco dopo che l’indirizzo che cercavamo era scritto a bomboletta sui muri.
Una freccia indicava proprio un lunghissimo corridoio buio e stretto nel quale non ci saremmo mai infilati, ma che invece ci ha condotti a destinazione.
Abbiamo conosciuto il proprietario Mohammed e sua moglie, che stavano per mangiare qualcosa. Non volevamo interrompere la loro cena e, dopo una veloce chiacchierata, siamo usciti per cercare a nostra volta qualcosa da mettere sotto i denti. Dopo qualche giro a vuoto, abbiamo appurato che intorno a noi era tutto chiuso. Non volevamo nemmeno allontanarci troppo rischiando di finire in qualche zona sconsigliata.
Nel frattempo abbiamo deciso di spostare la macchina alla ricerca di una zona migliore in cui poterla lasciare e siamo finiti nei pressi di Bab Ftouh. Con un pizzico di fortuna abbiamo scovato anche un souk serale. Finalmente un po’ di movimento! Le proposte culinarie purtroppo per noi erano limitate a soli dolci tipici. Siamo riusciti comunque a racimolare mezzo chilo di biscotti secchi a 3,50€, probabilmente subendo una leggera ‘tassa per turisti’ ma fa parte del gioco.
[ImgLeft:vicoli-fes.jpg|I vicoli stretti e silenziosi all’ingresso della medina]
Senza altre opzioni per la cena, ci siamo seduti al tavolino esterno di un bar, abbiamo ordinato due tè alla menta sotto gli occhi curiosi delle persone del posto e tirato fuori i nostri biscotti. La nostra serata è diventata un cinema a cielo aperto e noi facevamo da spettatori al brulicare quotidiano di tutte quelle persone.
Stanchi da quella giornata siamo rientrati in stanza. Definirei la nostra camera essenziale, come sempre! Un materasso pendente da un lato e dei cuscini rimediati. La porta della stanza era in vetro colorato soffiato, nel complesso discreta. Bagno in camera, quindi quasi un lusso! Anche qui nessun asciugamano o carta igienica, che però abbiamo richiesto alla moglie di Mohammed. E’ tornata poco dopo munita di tutto e ci ha persino offerto del tè alla menta, il secondo della serata, con del Sellou.
Curiosità: Il Sellou è un dolce tradizionale immancabile durante il mese di Ramadan perché è una vera e propria bomba energetica a base di farina, mandorle e spezie. Ha una consistenza sabbiosa dal colore ambrato. Non fatevi spaventare! E’ molto diverso rispetto alla nostra concezione di ‘dolce’, ma non è male!
Per il giorno seguente ci siamo accordati con il proprietario per una passeggiata all’interno della medina. Sveglia presto anche se non era necessario e, in attesa della nostra guida, abbiamo optato per una colazione in camera con qualche biscotto avanzato dalla sera precedente.
Finalmente verso le 10.45 ci ha raggiunti Mohammed ancora un po’ assonnato e ci siamo incamminati nel labirinto.
Nota: Durante il Ramadan molti musulmani tendono a fare le ore piccole e a svegliarsi con calma. Se vi date appuntamento ad un orario un po’ troppo ‘mattiniero’ è molto probabile che slitti.
Fes el-Bali: la medina più antica del mondo
[ImgCenter:medina-fes.jpg|Scorcio su Fes el-Bali]
La vecchia medina chiamata Fes el-Bali è un labirinto infernale di oltre 300 quartieri e più di 9.000 vicoli, di cui molti senza uscita. Orientarsi è impossibile per un turista, spesso il gps è inesatto e muoversi da soli può diventare spiacevole…presto scoprirete perchè!
Mohammed però ci ha rassicurato, finchè siamo con lui non è un problema fare foto o girare con la macchina fotografica al collo, possiamo stare tranquilli. Siamo andati alla scoperta dei vari quartieri che oggi come allora ospitano lavorazioni artigiane, come i metalli, il legno, i tessuti e, soprattutto, le pelli. Abbiamo fatto visita ad un piccolo forno ancora operativo: i panettieri, velocissimi, impastavano e infornavano decine di baguette, il profumo era invitante e avremmo fatto volentieri uno spuntino, ma non era possibile.
Fes è una città misteriosa, dall’anima profondamente esoterica. Abbiamo curiosato all’interno di edifici abbandonati e non, scoprendo simbologie nascoste che rivelano parte del suo passato e dei suoi segreti.
Sto preparando l’articolo dedicato alla Medina: tra curiosità storiche, misteri e racconti di spiriti. Appena sarà disponibile lo troverai qui!
La passeggiata con Mohammed è durata circa 1 ora e 30, poi, abbiamo proseguito l’esplorazione, questa volta all’interno delle concerie più famose al mondo.
[ImgCenter:concerie-fes.jpg|La vista panoramica dalle terrazze sopra le famose concerie di Fes]
Le concerie di Fes sono il simbolo della città e dell’artigianato locale. Qui la lavorazione del pellame avviene seguendo antichi metodi tradizionali esattamente come secoli fa. Per un’oretta circa abbiamo viaggiato indietro nel tempo, tra storia e viste panoramiche dalle celebri terrazze.
Sto preparando l’articolo dedicato alle concerie di Fes. Appena sarà disponibile lo troverai qui!
Lasciata una mancia anche alla guida che ci ha accompagnati in questo secondo breve tour, abbiamo poi proseguito in solitaria.
Il lato oscuro della medina
[ImgCenter:palazzo-reale.jpg|Davanti al meraviglioso Palazzo Reale]
Era ormai pomeriggio e ci siamo diretti verso Ville Nouvelle, il quartiere moderno di Fes.
Per raggiungerlo, appena fuori dalla medina, più precisamente a Bab Ftouh, abbiamo preso un petit taxi che ci è sembrato il mezzo più utilizzato anche dai locali. Così senza dover spostare la macchina abbiamo contrattato 35mad per una tratta di circa 15/20 minuti.
La zona moderna non ci ha lasciato particolarmente entusiasti. Negozi fast fashion e ristoranti, ma tanti di essi come al solito erano chiusi durante le ore diurne. Abbiamo trovato giusto un locale aperto e ne ho approfittato per mangiare qualcosa di veloce.
Al ritorno abbiamo scelto di camminare. Google Maps indicava circa 40 minuti di percorso per rientrare al riad, così ne abbiamo approfittato per passare dal quartiere ebraico e dal magnifico Palazzo Reale. I suoi colori al tramonto sembravano brillare di luce propria ed intorno a noi non c’era nessuno ad ammirare tanta bellezza, così ci siamo concessi una breve sosta fotografica. Il tragitto però era ancora lungo ed il sole stava sparendo dietro ai palazzi, quindi siamo ripartiti.
All’inizio le strade erano ampie e affollate, ma ben presto la calca della gente è svanita, i vicoli si sono fatti via via più stretti e silenziosi e gli sguardi delle persone più attenti. Eravamo ripiombati nella vecchia medina.
[ImgRight:mirco-medina.jpg|Mirco tra i vicoli stretti e silenziosi all’ingresso della medina, Fes]
Dopo essere riusciti ad orientarci tra quelle vie tutte uguali solo grazie al gps, a circa metà del tragitto, un tipo ci ha avvicinati forzatamente. Ci ha informati, in un inglese un po’ arrangiato, che la strada che stavamo percorrendo era chiusa per la preghiera dell’iftar, ma che poteva indicarci una via alternativa. Nonostante gli avessimo detto che non era necessario ha iniziato a incamminarsi dicendo di seguirlo. Il navigatore aveva rielaborato il percorso quindi ci siamo diretti nella stessa direzione. Lui ha continuato a precederci per almeno cinque minuti, ignorando totalmente i miei richiami. Quando finalmente si è fermato, lo abbiamo ringraziato dicendogli che potevamo proseguire da soli.
A quel punto l’atmosfera è cambiata. Con fare losco mi ha intimata di fare attenzione al telefono che tenevo tra le mani perché la zona era pericolosa e ha preteso dei soldi per averci accompagnati fin lì. A tale assurda richiesta abbiamo risposto picche. Non avevamo contanti, né tanto meno avevamo chiesto indicazioni.
Ed eccoci qui: soli, in un vicolo stretto, la luce che cala ed un tipo losco e robusto che ci intima di dargli soldi per un “aiuto” non richiesto.
Il suo tono è diventato ancora più brusco. Ha iniziato ad urlare, dicendo che dovevamo dirgli subito di non avere soldi e che aveva “lavorato” per niente, per poi sputarmi accanto al piede e concludere con la frase in italiano: “Italiani brutta gente!”, mentre si allontanava.
Quel teatrino mi ha agitata parecchio, lasciandomi addosso un mix di rabbia e malumore, inclusa la voglia di lasciare Fes il prima possibile.
Abbiamo ripreso la marcia. Lungo la strada altri personaggi hanno provato a fermarci pronunciando la stessa frase “da qui non si passa c’è la preghiera”. Ho iniziato a rispondere con un secco “I don’t have any money” fino a destinazione, il tutto accompagnato dallo sguardo più scontroso che potessi fare. Nessun vicolo era chiuso e nessuno “bloccava” il passaggio per pregare…
Al rientro siamo stati coinvolti in un’ulteriore situazione tesa: Mohammed stava gridando contro una ragazza ospite del riad, colpevole, a quanto pare, di essersi lamentata di alcuni schiamazzi notturni. Il proprietario si era sentito profondamente offeso, interpretando il suo reclamo come una mancanza di rispetto per la cultura del suo popolo. Fortunatamente, grazie a qualche spiegazione in più, gli animi si sono placati. Le differenze culturali sono tante e le incomprensioni dovute anche alla lingua non aiutano.
Quello che ho notato però, è stata la poca disponibilità nell’accogliere una visione differente dalla propria, come se ci fossero regole implicite prestabilite, ovvero: paese mio, regole mie. Una visione che appoggio sotto molti aspetti, ma sicuramente non applicabile a qualsiasi situazione.
Quella sera la voglia di uscire e partecipare attivamente al risveglio di Fes era totalmente sparita. Abbiamo deciso di riposarci in vista della prossima tappa, cenando in camera con un panino che saggiamente ci eravamo fatti preparare al Carrefour poche ore prima. Il mattino seguente siamo ripartiti, fiduciosi di poter trovare un po’ di quella tranquillità che ci era mancata.
Si conclude così la seconda parte del viaggio, tra città imperiali, zone turistiche ed un po’ di nervosismo.
Nel prossimo articolo ci sposteremo nell’entroterra: vi porterò nel Medio Atlante dove avrà inizio il nostro viaggio lento. Ad aspettarci ci saranno molti meno turisti, una natura incredibile… ma, ve lo anticipo, non mancheranno le seccature!